Smart Living e tecnologie: chiavi a supporto della manodopera

Questo approfondimento si pone l’obiettivo di far comprendere ed eventualmente, suggerire nuovi spunti sul come le tecnologie smart potrebbero migliorare l’attività lavorativa dell’uomo e come la chiave del successo sia non solo nelle sue mani, ma anche nell’uso che egli farà di queste nuove tecnologie.  Come è ormai noto, il mondo del lavoro, in seguito all’avvento della digital transformation e quindi all’apporto delle nuove tecnologie, sta cambiando e si sta evolvendo giorno dopo giorno, dando vita a nuove forme di lavoro accanto a quelle più tradizionali, con la conseguente ed inevitabile scomparsa di tante altre figure professionali. 

Indice

Introduzione

  1.Come lo Smart Living può aiutare i lavoratori delle fabbriche 

  • 1.1 Skills necessarie all’interno della smart factory
  • 1.2 Aspetti positivi e negativi

2. La SMART FACTORY: un valido supporto per i lavoratori

  •  2.1 L’industria 4.0
  • 2.2 La smart factory
  • 2.3 Gli strumenti utili alla smart factory

3.Case history: Cornaglia group

  • 3.1 La fabbrica che diventa smart anche in Italia.
  • 3.2 Le esigenze da colmare
  • 3.3 La soluzione proposta
  • 3.4 I risultati raggiunti

Conclusioni

Fonti

Introduzione

L’automazione e le macchine, come vedremo più avanti, possono sostituirci in lavori pesanti e pericolosi. In questo scenario è innegabile chiedersi come si ricollocherà l’uomo trovandosi “sostituito” da qualcosa che non ha bisogno di essere controllato. Probabilmente però, molti stanno guardando dalla parte sbagliata.

La tecnologia è ovviamente di grande aiuto perché abbiamo scelto di progredire e di conseguenza distaccarci da lavori ripetitivi e poco stimolanti. Ecco perchè appare doveroso introdurre il concetto di “smart factory”, ossia una tipologia d’azienda che è passata a sistemi automatizzati e intelligenti, che operano in maniera autonoma e che comunque le consenta di restare in contatto con l’ambiente circostante.  Insieme al concetto di Smart Factory, sentiamo spesso parlare di Industria 4.0, cioè un processo di cambiamento in atto che attraversa le aziende, tra cui anche le piccole e medie imprese, e che porta all’adozione nelle fabbriche di sistemi di lavorazione automatizzati e intelligenti; ma per comprendere a pieno il significato di industria 4.0 dovremmo soffermarci brevemente sull’evoluzione che ha avuto l’industria negli ultimi anni, o per meglio dire dalla rivoluzione industriale. Con il termine di rivoluzione industriale ci si riferisce a quel fenomeno che, a partire dalla seconda metà del ‘700, introdusse in Inghilterra un modello produttivo innovativo all’interno delle fabbriche.

Difatti, il processo di industrializzazione parte dall’Inghilterra per, poi, espandersi in tutta l’Europa dell’800, con delle importanti innovazioni e notevoli conseguenze dal punto di vista economico, sociale e politico. A cavallo tra i due secoli, il processo di industrializzazione si era principalmente basato sullo sfruttamento dell’energia ricavata dal carbone, sulla macchina a vapore e sulla lavorazione del ferro.

Soltanto dal 1800, partì una vera e propria trasformazione del sistema produttivo su larga scala grazie al quale al ferro vengono sostituiti le materie prime utilizzate fino ad allora vengono sostituite dal petrolio ed elettricità; tutto ciò comportò un vero e proprio rinnovamento rispetto all’economia settecentesca, che si basava per lo più sullo sfruttamento della terra, sulle coltivazioni e sui commerci.

La vera, grande innovazione, che giustifica il termine rivoluzione industriale, fu il sorgere ed il conseguente espandersi di numerose fabbriche, dove vennero introdotte le nuove tecniche di lavorazione dei prodotti e le nuove scoperte tecnologiche. In tutta l’Europa industrializzata cominciò ad affermarsi dunque, un forte capitalismo, ovvero un sistema economico dominante.

Però, l’introduzione di questi macchinari causò lo spostamento dei centri di produzione: infatti, non essendo più possibile effettuare lavori in casa, nacquero i primi “prototipi” di fabbriche, il cui proliferarsi in tutta Europa, comportò importanti conseguenze sul piano sociale: si assiste ad una sorta di migrazione interna dei lavoratori dalle campagne verso le grandi città industrializzate, la cui conseguenza diretta ed inevitabile fu una forte crescita demografica.

Grazie a ciò, allora, gli individui iniziarono a prendere coscienza di se’ e della loro posizione all’interno della società. Nonostante questo, però, bisogna sottolineare come il lavoro nelle fabbriche se da un lato apportava grandi migliorie all’economia dell’epoca, dall’altro lato contribuì a creare disuguaglianze all’interno della stessa società, a danno della classe operaia.

La produzione dei singoli paesi europei (come la Germania e la Francia) aveva come principali sbocchi i mercati internazionali, i grandi industriali dell’Ottocento, infatti, tendevano sempre di più alla ricerca di nuovi mercati – anche oltre oceano – in cui potessero investire i propri capitali e, di conseguenza, non si dedicavano a consolidare il proprio potere d’acquisto tra le masse cittadine.

Immagine creata da me con canva

1.Come lo Smart Living può aiutare i lavoratori delle fabbriche

  1.1 Skills necessarie all’interno della smart factory

Se la Smart Factory sprigiona opportunità di grande appeal, la strada verso la trasformazione non è lastricata d’oro: si tratta di un percorso complesso che oltrepassa l’implementazione tecnologica tout court (in breve)  tocca le persone nella quotidianità operativa. Innanzitutto serve una dirigenza lungimirante per cogliere l’urgenza dell’Industria 4.0 e avviare i lavori, ma la vera sfida è portare la cultura dell’innovazione a tutti i livelli dell’organigramma. Dal tecnico manutentore all’addetto all’assemblaggio, chiunque nella Smart Factory interagisce con gli strumenti portati dalla digital transformation (si pensi banalmente al tablet utilizzato sulle linee produttive per inserire o ricevere informazioni) e necessita di una forma mentis più dinamica e proattiva. Il risvolto sul modus operandi è consistente: l’accesso alle informazioni permette di organizzare e automatizzare ulteriormente le attività, rendendo più autonomi (e quindi responsabili) i lavoratori. Avere visibilità sull’andamento dei processi, ad esempio, permette agli operatori di prendere decisioni su problemi contingenti, dare priorità ai compiti, distribuire la forza lavoro.                                                                                                          

( licenza gratuita)

1.2 Aspetti positivi e negativi

 L’ingresso delle tecnologie digitali all’interno degli stabilimenti manifatturieri non solo ha creato nuovi modi di comunicare, decidere e agire, come ad esempio le varie riunioni di problem solving all’interno delle  risorse di un’azienda che potranno migliorare i loro standard qualitativi imparando in concreto a risolvere una situazione di conflitto che le aiuterà a raggiungere lo status desiderato;  un altro vantaggio dell’utilizzo delle nuove tecnologie all’interno del mondo del lavoro è l’assunzione di persone con competenze trasversali, che riguardano sia gli aspetti tecnologici sia i processi tipici del settore, con una conoscenza approfondita sulle specificità aziendali.

Il mondo accademico ancora stenta a supplire alle nuove esigenze formative e spesso la soluzione più accreditata dalle aziende è istruire il personale interno creando figure professionali ad hoc attraverso numerosi corsi di formazione ed aggiornamento che hanno lo scopo di istruire il personale dell’azienda e introdurlo nell’ambiente lavorativo.

Anche un ruolo che solitamente viene definito come “semplice” come il tecnico di manutenzione deve adeguarsi, per essere sempre competitivo: un profilo decisamente specializzato che deve saper ‘leggere’ macchine e gli impianti meccanici o elettrici avanzati; molto spesso il personale delle aziende viene inoltre supportato dalle innovazioni tecnologiche come ad esempio gli  occhiali con la visione virtuale, per capire quali pezzi hanno bisogno di essere sostituiti in un macchinario e dimezzare i tempi di lavoro per incrementare la produzione.

Allo stesso tempo però, con l’avvento di tutte queste tecnologie avanguardistiche c’è un problema in costante crescita: la disoccupazione. Quest’ultima è in continua crescita a causa della diffusione di macchinari che riescono a svolgere molte delle mansioni affidate agli uomini in maniera migliore, con meno sforzo e in un tempo minore e quindi più efficiente dal punto di vista della produzione.

 2.La Smart Factory: un valido supporto per i lavoratori

Siamo ormai immersi nell’era digitale siamo infatti ” sempre meno vicini e sempre più connessi”. Non possiamo fare a meno infatti degli smartphone, dei tablet, degli iphone, dei servizi internet e intranet che hanno completamente sostituito i tradizionali mezzi di comunicazione.Siamo dunque in piena rivoluzione digitale! Infatti la società che il mondo dell’industria sono stati costretti ad adeguarsi per stare al passo coi tempi e non essere travolti dall’avvento di queste nuove tecnologie. Gli uomini programmano le macchine per far svolgere loro determinate mansioni:le macchine dunque, sono sempre destinate a far parte di un sistema organizzato ed interconnesso, perché permettono di ottenere dei risultati importanti e pratici nel processo produttivo di un’impresa come ad esempio, la riduzione dei costi di produzione, la disponibilità di un gran numero di informazioni su prodotti e processi, il feedback da parte di utilizzatori per un miglioramento costante del prodotto, l’ottenimento di visibilità sul mercato in tempo reale e un’interconnessione tra le aziende della medesima filiera produttiva.  Inoltre, le imprese possono sviluppare, arricchire contenuti e realizzare prodotti e servizi su misura in poco tempo.  Nonostante il concetto di Industria 4.0 sia relativamente recente, oggi sono molte le imprese che hanno già cominciato ad applicare concretamente quelli che sono i cardini principali di questo nuovo modo di fare impresa. Infatti, un’assimilazione mirata dei nuovi principi che caratterizzeranno le moderne imprese, potrebbe nei prossimi anni permettere ai soggetti che virtuosamente applicano questi insegnamenti di ottenere, già oggi, un vantaggio competitivo dato dall’ancora esiguo numero di aziende che hanno svolto dei passi in questa direzione.                

2.1 L’industria 4.0

 Essa prende il nome dall’iniziativa europea Industry 4.0, a sua volta ispirata ad un progetto del governo tedesco. Nello specifico la paternità del termine tedesco Industrie 4.0 viene attribuita a Henning Kagermann, Wolf-Dieter Lukas e Wolfgang Wahlster che lo impiegarono per la prima volta in una comunicazione, tenuta alla Fiera di Hannover del 2011, in cui preannunciarono lo Zukunftsprojekt Industrie.   Concretizzato alla fine del 2013, il progetto per l’industria del futuro Industrie 4.0 prevedeva investimenti su infrastrutture, scuole, sistemi energetici, enti di ricerca e aziende per ammodernare il sistema produttivo tedesco e riportare la manifattura tedesca ai vertici mondiali rendendola competitiva a livello globale. 

I risultati ottenuti dalla Germania a livello produttivo hanno portato molti altri paesi a perseguire questa politica; per questo sono stati svolti numerosi studi che hanno definito gli effetti delle nuove strategie, e dai quali è emerso che, nei prossimi anni, i fattori tecnologici e demografici influenzeranno profondamente l’evoluzione del lavoro. La tecnologia del cloud e la flessibilizzazione del lavoro, hanno iniziato ad influenzare le dinamiche già a partire dal 2016. Secondo lo studio (Industrie 4.0: Mit dem Internet der Dinge auf dem Weg zur 4. industriellen Revolution, su vdi-nachrichten , 2017), un notevole risultato sarà la creazione di 2 milioni di nuovi posti di lavoro, ma contemporaneamente ne spariranno 7, con un saldo netto negativo di oltre 5 milioni di posti di lavoro. 

A livello di gruppi professionali, le perdite si concentreranno nelle aree amministrative e della produzione.  Secondo la ricerca tedesca sopracitata, compenseranno parzialmente queste perdite l’area finanziaria, il management, l’informatica e l’ingegneria. Cambieranno di conseguenza, le competenze e le abilità ricercate:   il problem solving rimarrà la competenza non specifica più ricercata e parallelamente, diventeranno più importanti il pensiero critico e la creatività.     

                                                                                               

2.2 La Smart Factory

La “Smart Factory” è un processo in cui ricerca e produzione possono essere delegati a specialisti interconnessi e la gestione dell’Information Technology diventa un ibrido tra sistemi interni all’azienda e “cloud”.  L’impresa “smart”, i concetti e le applicazioni innovative che si porta dietro però, incontra degli ostacoli: alcuni di questi provengono principalmente dall’interno dell’impresa stessa. Spesso vi sono aziende ancorate al passato in merito all’organizzazione e direzione delle aziende. Questo attaccamento al modo tradizionale di fare imprese, le rende difficili nell ‘ orientarsi verso una nuova vision, superare le avversità e incertezze ed esplorare le nuove opportunità.

L’impresa intelligente, o “Smart Factory”, è dunque il risultato dell’applicazione integrata di tutti i fattori abilitanti dell’Industria 4.0 all’impresa tradizionale. Essa può essere definita come l’amministrazione digitale integrata dei processi tecnici, produttivi e gestionali dell’impresa tradizionale ai quali si applicano le tecnologie tipiche del nuovo concetto di industria.  In particolar modo la simulazione di processo, i display di tipo touch ad ampia gamma di visualizzazioni, la possibilità di interventi da remoto attraverso sistemi mobili, la robotizzazione, l’automazione avanzata, la stampa 3D, il cloud e la realtà aumentata agiscono in modo intelligente sia a livello individuale che globale e sono costituiti da materiali, componenti, sistemi di stoccaggio, sistemi di trasporto, macchinari di produzione che hanno un’identità  e una capacità di elaborare le informazioni, di valutarle al fine di prendere decisioni e interagire con il loro ambiente. 

La Smart Factory si presenta dunque, come una fabbrica indipendente, dotata di sensori e orientata al supporto di persone e macchine nello svolgimento delle loro attività. I suoi sistemi sono completamente integrati al punto che possono rispondere in tempo reale alla domanda di mercato, alle situazioni che si verificano nella catena di fornitura e ai requisiti del cliente.

Basandosi su reti globali di cooperazione, logistica e produzione, le imprese hanno dunque, l’opportunità di interagire tra di loro tramite i cloud e di influenzarsi a vicenda.  La Smart Factory si presenta tale che si adatta ai cambiamenti del mercato e consente la produzione di merci in piccoli lotti per poi adeguarle alle esigenze dei clienti in maniera efficiente e redditizia. Stabilire reti, fabbriche e macchine intelligenti si è rivelato dunque un obiettivo primario nelle strategie dell’azienda 4.0.                       

  La mission è quella di creare un sistema in grado di programmare e prendere decisioni nel breve periodo. Il primo passo imprescindibile consiste nella costruzione di una solida cultura digitale all’interno della fabbrica. Questo passaggio fa riferimento, non solo alla formazione del personale e al miglioramento delle proprie conoscenze tecniche, ma anche ad un approccio incoraggiante nei confronti dei team poichè essi stessi rappresentano i promotori del cambiamento. La seconda fase consiste nel raggiungere una perfetta capacità di aggregazione, analisi e utilizzo dei dati che svolgono un ruolo cruciale nel sistema gestionale dell’impresa, in particolare in una fabbrica intelligente, in cui tutte le decisioni dovrebbero essere prese sulla base di informazioni correttamente organizzate.

Queste ultime è necessario che siano archiviate in modo sicuro e che siano protette da ogni genere di malware e da sistemi di hackeraggio; ecco perchè la gestione dei dati rappresenta una delle maggiori sfide per le imprese che aspirano a diventare intelligenti. In una Smart Factory, vi è un chiaro obbligo di concentrarsi sulle informazioni cruciali perché queste verranno poi riutilizzate nel processo di produzione, consentendo al team di gestione di monitorarlo.

È inoltre richiesto di creare competenze adeguate nei team, o nei gruppi di operatori, e di installare le tecnologie richieste, in base a un piano di investimento che dovrebbe consentire di raggiungere un livello auspicabile di automazione e consentendo così alla robotica di sostituire parte della manodopera. Solo in questo modo le imprese saranno in grado di concentrarsi maggiormente sulla ricerca e sviluppo.

Questo processo deve essere considerato più come un’evoluzione che come una rivoluzione per consentire di assorbire al meglio il cambiamento e permettere alle organizzazioni di integrare in modo esaustivo i propri sistemi, evitando errori e problemi derivanti dalla complessità del cambiamento stesso. Inoltre deve essere garantita una produzione efficiente e stabile prima di poterla installare.

Durante il processo di implementazione, l’azienda deve concentrarsi anche sull’integrazione, verticale e orizzontale a tal punto che la cultura aziendale diventa cruciale, sia all’interno che nei rapporti con la catena di fornitura. La gestione dei dati all’interno della fabbrica, anche tra fornitori e rivenditori, nonché la cooperazione, dovrebbero mirare ad un alto livello di prevedibilità dei processi e dei risultati delle strategie aziendali, per ridurre il rischio operativo. Infine, l’ultimo step, dopo aver soddisfatto tutti i precedenti requisiti, dovrebbe essere uno scenario utopistico in cui le aziende si integrano anche con i clienti, e tendono verso un comune obbiettivo, ovvero la personalizzazione del prodotto. Naturalmente, la tecnologia deve essere preparata per soddisfare le atipiche richieste della clientela e affrontare la complessità di una produzione personalizzata.

Questo è il motivo per cui l’integrazione con essi si basa sull’incorporazione dell’interfaccia dei clienti nel sistema. La proposta di queste fasi di implementazione è solo uno dei tanti modi possibili per diventare una Smart Factory di successo. Includere tutti i passaggi e le funzionalità elencati non è indispensabile, seppur nella convinzione che una forte cultura aziendale e consapevolezza del personale facilita molto il cambiamento. Ogni impresa deve passare attraverso una fase di installazione di nuovi sistemi e tecnologie interconnessi tra loro, che funzionano seguendo i principi dell’Internet of Things. In questo modo, la completa integrazione dei sistemi e una maggiore automazione assicureranno agilità ed efficienza, mentre le decisioni saranno basate su dati raccolti e analizzati, e supportati da modelli di simulazione                                                                                                                                               

fonte:.smactory
fonte: accialini

2.3 Gli strumenti utili alla smart factory

  La prospettiva di un sistema di produzione intelligente prevede che gli interventi umani siano ridotti al minimo, e che la flessibilità sulle richieste dei singoli clienti insieme all’adattabilità ai cambiamenti ambientali siano aumentati al massimo.   Il principio dietro tale intelligenza è ed è sempre stato quello di ottimizzare la qualità realizzativa di uno o più obiettivi tipici del “production management”: inventario, tempo di trasmissione, utilizzo e data di consegna.  Inoltre, una caratteristica fondamentale e il traguardo dell’impresa intelligente, consistono nella connettività tra clienti e fornitori, oltre che tra sistemi produttivi e prodotti.   Difatti, il vero obbiettivo, seppur difficile da realizzare, è quello di creare non tanto una rete intelligente all’interno dello stabilimento di produzione, quanto piuttosto realizzarla all’esterno.

I passaggi tra le varie fasi della filiera produttiva si svolgerebbero attraverso un approvvigionamento automatico da parte dei fornitori verso i clienti in modo da rendere i tempi di produzione molto più contenuti, dalla materia prima all’output pronto e finito. Chiaramente, questo risulterebbe possibile nel momento in cui lo stesso cliente rendesse disponibili al fornitore le informazioni per monitorare il suo fabbisogno di materiale, la sua disponibilità economica, la sua liquidità corrente, gli ordini ricevuti dai clienti, le strategie aziendali di brevissimo periodo. Grazie a questa rete di informazioni, l’interoperatività tra le aziende sarebbe molto più intensa, tale da aumentare la produttività delle imprese in maniera esponenziale. Ciò nonostante, questa rimane la meta utopistica che i sostenitori della Smart Factory prevedono e alla quale ambiscono nel breve periodo. 

fonte: alfapeople

Un altro scopo della Smart Factory è quello di raggiungere il paradigma della produzione sostenibile, che avrebbe un notevole impatto sullo stile di vita, la cultura e il modo di organizzarsi dei consumatori. Infatti, le imprese che prestano maggiore attenzione all’innovazione sono anche quelle che hanno registrato la crescita più consistente del fatturato. Ecco perché la Smart Factory dovrebbe essere intesa come un’opportunità di sviluppo per le imprese in quanto potrebbero rivelarsi una soluzione per le crescenti esigenze di personalizzazione dei prodotti offerti.

La velocità del processo, il ricambio tecnologico e cicli di produzione molto brevi dovrebbero essere alcuni dei principali vantaggi dell’automazione e del passaggio alle nuove concezioni industriali, grazie all’utilizzo di nuove tecnologie. Anche per l’alta ripetitività delle mansioni, è essenziale che queste vengano svolte da macchinari automatici, affinché il lavoro umano si concentri di più sulla creatività e su tutte quelle abilità non attribuibili ad una macchina. Con l’espressione ” focalizzazione” sulle mansioni creative si intendono non soltanto quei compiti che portano alla generazione di un valore aggiunto derivante dalla competenza multidisciplinare e dall’ingegno umani, ma anche dalla flessibilità nel gestire la progettazione e i processi produttivi: basti pensare a tutte quelle decisioni relative alle modifiche funzionali di un layout produttivo oppure alla gestione dei macchinari.

Altri problemi sono l’intensa pressione in termini di tempo, che le aziende devono affrontare quando ricevono ordini dai clienti o richieste direttamente dai consumatori, la mancanza di informazioni, la mancanza di standardizzazione e la mancanza di flessibilità all’interno dell’azienda. Queste sono le difficoltà più frequenti che le imprese affrontano quotidianamente. Ciò non toglie che alcune aziende non utilizzino le applicazioni del settore 4.0 per risolvere tali problemi, ma le vedono come un’opportunità per far progredire la propria impresa attraverso il networking. L’obbiettivo è quello di collocare in futuro la propria azienda in una solida e forte posizione sul mercato.

Purtroppo, solo un’esigua parte delle imprese dichiara di innovare per ridurre i propri costi probabilmente perchè dipende dalla dimensione relativamente grande delle imprese, ma anche dai prodotti associati ai clienti.

Ormai le grandi imprese vogliono diventare una costante nell’esperienza di consumo del cliente, nel senso che vogliono essere in grado di vendergli qualsiasi tipo di prodotto con il proprio potere di mercato.

Le applicazioni del settore 4.0 dunque, principalmente si riferiscono al campo della produzione, e interessano soprattutto gli operatori meccanici in quanto servono a risolvere il problema dell’aumento della complessità dei prodotti e dei processi al fine di implementare l’attività di networking migliorando l’efficienza dell’impresa.

Tuttavia, queste tecnologie sono state introdotte di recente e, affinché comportino effettivamente delle installazioni degne di una moderna fabbrica intelligente, devono essere sfruttate a pieno e devono interagire al meglio con gli altri strumenti a disposizione dell’azienda. I software sono fondamentali per l’industria 4.0 e stanno diventando imprescindibili: ad esempio, per il networking o per l’utilizzo di componenti intelligenti. Inoltre, la comunicazione gioca un ruolo molto importante.

Tutti i partecipanti agli utili interessati possono utilizzare delle tecnologie di comunicazione con e senza fili (ad esempio WLAN, NFC, piattaforme e cloud computing) per avere accesso non solo alle comunicazioni aziendali, ma anche ai più importanti dati di produzione. Queste tecnologie sono un valido punto di partenza per la creazione di reti e la condivisione di dati e servizi. I software, poi sono fondamentali per l’industria 4.0 e stanno diventando imprescindibili nei casi d’uso futuri; ad esempio, per il networking o per l’utilizzo di componenti intelligenti. Inoltre, la comunicazione gioca un ruolo molto importante. Queste tecnologie sono una base comune per la creazione di reti e la condivisione di dati e servizi.

3.Case History: Cornaglia Group

3.1 La fabbrica che diventa smart anche in Italia.

Cornaglia Group, è un esempio di transizione verso il paradigma 4.0 in cui l’integrazione, prima ancora di coinvolgere le tecnologie messe in campo, è avvenuta condividendo le competenze tra i soggetti coinvolti nel progetto. Insieme a TIM, Olivetti e Alleantia hanno dato vita a una soluzione con la quale il gruppo Cornaglia è diventato protagonista della quarta rivoluzione industriale. Oggi il gruppo progetta e sviluppa sistemi completi e componenti per il settore automotive, ovvero per autovetture, veicoli commerciali leggeri, autocarri medi e pesanti, autobus e macchinari per l’agricoltura e l’edilizia, in particolare sistemi in lamiera (aspirazione e scarico), in plastica (serbatoi di acqua e carburante) e misti (filtri). Il design per la produzione è assicurato dall’ingegnerizzazione simultanea dei  processi produttivi. Cornaglia group investe fortemente sull’innovazione, come parte vitale dello sviluppo processo avanzato, allo scopo di assicurare che le loro soluzioni soddisfino e anticipino le necessità dei clienti. Oggi Cornaglia group è operativo in 7 paesi diversi con 15 stabilimenti.

Agli inizi del 2019 nei 3 stabilimenti italiani viene installato un nuovo MES (Manufacturing Execution System, ovvero un software gestionale)) con lo scopo di gestire la produzione di 90 tra macchine e linee (presse, taglio, saldatura, CNC – computer numerical control – ovvero il controllo numerico computerizzato).

L’esigenza di integrare impianti eterogenei, di acquisizione dei dati e di analytics approfondite anche per ottimizzare la fase di manutenzione, ha spinto top management, amministratori delegati e responsabili della manutenzione verso una soluzione 4.0 capace di raggiungere questi obiettivi. Poiché TIM era già presente in azienda come fornitore di servizi di data center e virtualizzazione dei server, è apparso da subito come l’interlocutore ideale per una proficua partnership, tanto più che poteva vantare un’esperienza consolidata nello sviluppo di progetti innovativi, tra cui Smart Factory 4.0 condotto in collaborazione con Olivetti e Alleantia. 

3.2 Le esigenze da colmare:

  • armonizzazione del flusso di dati proveniente dal MES 
  • integrazione delle informazioni sul ciclo produttivo
  • raccolta dati per ottimizzare la manutenzione

3.3 La  soluzione proposta

La soluzione proposta ha incluso:

  • Cinque istanze software Smart Factory 4.0 installate su altrettante macchine virtuali (VM) sull’hardware esistente del gruppo Cornaglia.
  • Due VM per ogni stabilimento, dimensionate per connettere le linee e le macchine dei 3 stabilimenti al fine di acquisire i dati di produzione.
  • Interfaccia verso il sistema MES (SQL Server + REST API) per l’invio dei dati di produzione e per la loro ricezione su lotto analizzabile con uno specifico gestionale.
  • Servizio di training e supporto per la distribuzione, svolto in stretta collaborazione con il gruppo.

3.4 I risultati raggiunti

Alla fine dell’implementazione, i principali benefici raggiunti sono stati:

  • Integrazione con il MES
  • Integrazione fra le diverse tecnologie del parco macchine
  • Architettura accentrata e virtualizzata in grado di utilizzare l’infrastruttura di data center già fornita da TIM
  • Continuità con i progetti di networking e di virtualizzazione di data center portati avanti da TIM nel biennio precedente
  • Maggiore scalabilità e flessibilità dell’architettura IT in funzione dei bisogni futuri
  • Predisposizione alla predictive maintenance, (ovvero una sorta di manutenzione preventiva effettuata a seguito dell’individuazione e della misurazione di uno o più parametri e dell’estrapolazione secondo i modelli appropriati del tempo residuo prima del guasto) grazie a una gestione aggregata, e a una visione in tempo reale, di tutti i dati di produzione.

Conclusioni

Una Smart Factory è dunque, un’unità caratterizzata da un perfetto flusso di informazioni, dalla capacità di adattarsi facilmente alle varie esigenze e da un elevato livello di sicurezza dei dati e valuta lo speciale ruolo dei clienti nell’offrire degli spunti per nuovi prodotti e bisogni. I consumatori e le loro tendenze diventano dunque, la prima preziosa fonte di notizie utili. E’ evidente dunque, il fondamentale ruolo dei nuovi strumenti informatici: grazie alle moderne tecnologie nel campo dell’immagazzinamento dei Big Data, i sistemi di una Smart Factory cinservano la traccia e sono in grado di utilizzare tali informazioni acquisite in tempo reale per sviluppare un modello di realtà virtuale nel quale simulare il successo o meno di un prodotto. L’impiego di queste nuove tecnologie ha come conseguenza quella di diminuire la necessità di utilizzare il fattore lavoro, per lasciar maggiore spazio al fattore capitale.  I principali vantaggi economici del commercio B2B riguardano la semplificazione del processo di acquisizione delle risorse e la riduzione dei costi pre e post vendita associati alla determinazione delle controparti e al monitoraggio delle prestazioni contrattuali e dei prodotti. Il mercato del lavoro e dell’imprenditoria si sta muovendo proprio da queste premesse tanto che ormai, molte start-up intraprendono nuovi progetti di impresa all’interno di questo settore. Generalmente, quando si parla di fabbrica digitale si può pensare ad aziende il cui output è esclusivamente digitale: come ad esempio, i servizi digitali, i dispositivi o i componenti per informatica, la consulenza alle imprese anche da remoto.

Tuttavia, qui si fa riferimento ad un concetto che accorpa tutte quelle imprese che vendono un servizio o un prodotto con rapidità, efficienza e utilizzo minimo di risorse grazie alla digitalizzazione. Per esempio, la Tesla sta portando sul mercato veicoli con hardware e software che possono essere aggiornati. Le loro auto sono predisposte con sensori per gli aggiornamenti dei software e forniranno un’“intelligenza extra” al sistema, somministrata via Internet. Questo porterebbe anche ad un’ulteriore fonte di reddito se il cliente dovesse pagare per gli aggiornamenti, garantendo per Tesla entrate extra per diversi anni.

Otis, per citare un altro esempio, fornisce ascensori con sensori che inviano dati nel loro cloud, che vengono successivamente analizzati e l’azienda vende un pacchetto di servizi di manutenzione predittiva, aggiungendo un nuovo flusso di entrate a lungo termine.     

Uno degli obbiettivi della fabbrica digitale è la gestione end-to-end dei processi del sistema impresa. Per perseguirlo occorre un’infrastruttura digitale che consenta o favorisca due tipi di integrazione: quella verticale, relativamente alla progettazione e allo sviluppo del prodotto, alla pianificazione della produzione, all’ingegneria industriale, ai servizi post vendita;quella orizzontale tra fornitori, impresa e clienti.                                                                                                                               

La fabbrica digitale quindi, è come se fosse un sistema di primo livello nella gerarchia dei software aziendali, che interagisce, direttamente o attraverso applicativi di livello intermedio, con tutti i software presenti in azienda, fino al cosiddetto “field level” dove sono installati sensori e attuatori. Certamente, tale infrastruttura digitale può cambiare da impresa a impresa in relazione alla sua complessità organizzativa. Gli applicativi che gestiscono i vari processi aziendali interagiscono tra loro, automatizzando, dove è possibile, ogni attività di routine e di controllo. In tal modo, vengono meno le anomalie qualitative e viene superata la comunicazione che intercorre tra i vari dipartimenti, realizzando un’unica e completa struttura di dati. Risultati del genere possono essere ottenuti attraverso l’organizzazione per team, acquisendo agilità, flessibilità ed efficienza.                                                                                                                      

Le decisioni riguardo ogni fase del ciclo di vita del prodotto vengono così acquisite rapidamente sulla base dei dati analitici, per poi definire eventuali azioni correttive a partire da feedback. Questo modo di lavorare include la manutenzione direttamente nelle operazioni di programmazione, produzione e successivamente nell’utilizzo in cui l’impresa stessa opera come un singolo team e prende decisioni informate, condivise e armonizzate.  In tal modo risulta più semplice generare una visione unica d’impresa, anche per la realizzazione di prodotti futuri. In conclusione, per dar luogo alla fabbrica digitale, le tecnologie esistenti devono uscire dai confini aziendali per creare reti di valore tra clienti fornitori e partner.

Spesso però, questi hanno modelli di agire differenziati e programmi solo parzialmente compatibili. Il ruolo dell’architettura di riferimento, in questi casi, è quello di armonizzare questi rapporti o di generare un’infrastruttura digitale che si interfacci e interagisca con ognuno di loro. La diffusione della fabbrica digitale è subordinata alla standardizzazione di modelli e sistemi applicativi che sebbene siano già in uso in varie discipline tecniche, necessitano di una versione coordinata di queste norme che attualmente manca.

Fonti

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Eurodrive.it Seweurodrive (data di pubblicazione:2018)

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